Le origini di Pordenone sono indissolubilmente legate al suo fiume e all’antico servizio di barche che usufruiva del corso dello stesso con il Meduna e Livenza i quali collegavano la città al mare e a Venezia. Il nome cittadino di Portus Naonis e lo stemma, una porta aperta sul mare, ne chiariscono l’identità e le funzioni tanto è che uno dei primi documenti è legato al dazio fluviale percepito e confermato dal duca d’Austria Federico II (1194-1250). Questa rete idrica collegava l’area circostante della montagna e della pianura alla via verso Venezia e la tarda mappa Pasiani (1783) ce ne dà un quadro quanto mai puntuale: un sistema di rogge che reggevano il complesso governo di un’altrettanto complessa situazione giuridica; terra e acqua sono così le componenti della memoria storica di Pordenone, nulla infatti è più veloce come creatore d’immagine paesistica di uno specchio d’acqua e l’antica iconografia della città ce lo ricorda assieme ai simboli urbani. Il Porto pordenonese risulta distrutto nel 1220 dal patriarca di Aquileia in guerra contro i trevigiani, infatti nel 1221 si determinò la riappacificazione con il relativo pagamento dei danni e già nel 1251 il re Corrado IV transitava “cum navigio et maximo apparatu” per recarsi in Puglia. Ma quali erano le imbarcazioni che navigavano sul Noncello e che trasportavano merci e persone da e verso il grande porto di Venezia?
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