VISITA ALLA MOSTRA
MILLENOVECENTOUNDICI LE ARTI IN FRIULI E VENETO
100 ANNI DOPO
BANCA POPOLARE FRIULADRIA

Cominciare l’anno nuovo con una mostra allestita nella nostra città, Pordenone, oltre che occasione d’incontro per gli Amici della Cultura, è un segno di buon auspicio per la nostra vita culturale dei prossimi mesi.
L’appuntamento era per martedì 10 gennaio, alle ore 14,30, in Piazza XX Settembre, davanti la sede della Banca Popolare FriulAdria, per vedere la nuova esposizione dal titolo “MILLENOVECENTOUNDICI. LE ARTI IN FRIULI E VENETO. 100 ANNI FA”.
Siamo stati accolti con gentilezza e ospitalità da Francesca Muner, che ci ha spiegato con dovizia di particolari i motivi di questa iniziativa, che continua la rassegna nata nell’ambito di “SEGNI DA UN TERRITORIO”, progetto ideato da FriulAdria, per valorizzare gli artisti veneto-friulani tra ‘800 e ‘900.
Questa volta, il motivo principale è stato quello di ricordare l’anno di fondazione dell’istituto bancario, il 1911, anno che coincideva con il cinquantenario dell’unità d’Italia, Nazione che però risentiva ancora delle differenti tradizioni regionali.
Un altro scopo importante è stato quello di offrire ai cittadini un arricchimento culturale, consentendogli di ammirare molte opere pregevoli.
Esse provengono da collezioni private e pubbliche, nonché dallo stesso patrimonio della Banca, e furono esposte alle Biennali di Venezia, a Roma, a Torino e oltre i confini italiani ed europei.
Francesca ha sottolineato che la sede della FriulAdria è a Palazzo Cossetti, costruito proprio negli anni 1911 e 1912.
Inoltre, nel solco della sensibilità di questo istituto bancario verso le nuove tecnologie, spiccano quattro TOTEM MULTIMEDIALI touch-screen, attraverso i quali i visitatori possono approfondire la conoscenza del periodo storico-cronologico del 1911 a Pordenone, in Italia e nel mondo; il panorama veneto-friulano delle diverse arti in quel periodo (pittura, scultura, architettura, arti applicate); la musica e la cinematografia del 1911 e l’analisi delle opere esposte.
Alla mostra, infatti, c’era anche uno






